Un pomeriggio a Piazza del Gesù … aspettando Francesco

Sabato 7 marzo, ore 15. In una decina, noi della CVX ci avventuriamo in folate di vento gelido, giù da via San Sebastiano verso Piazza del Gesù con un tavolino, una sedia, quattro manifesti di Francesco a Napoli, cappellini e foulard bianchi, fogli e penne per annotare le risposte, ed una piccola telecamera da cui ci aspettiamo faville: per le interviste televisive, anzi, abbiamo approntato anche le liberatorie. Nulla ci ferma, nemmeno il cielo livido ed il tempo da lupi, che ci ha costretti a lasciare in sede un grande gazebo già approntato ma che avrebbe rischiato di prendere il volo insieme a noi verso la Madonna sull’obelisco. Ma il nostro cuore è caldo, grande è l’entusiasmo di comunicare la nostra fede in Gesù e la grande notizia: Pietro viene e verrà anche in questa piazza, in questa chiesa dinanzi alla quale ci sistemiamo.

Noi adulti dopo pochi minuti siamo già intirizziti, anzi diciamolo, proprio irrigiditi nel rigor mortis dalle sferzate della tramontana: siamo riusciti a sistemare il banchetto con la sedia, i quattro manifesti e cominciamo a fare, a turno, riposo sulla sedia. Ma ci accorgiamo subito che i giovani ci sanno fare, i ventenni e le ragazzine dei nostri gruppi giovanili con molta spavalderia iniziano ad approcciare gli sparuti passanti che si affrettano nel vento e – miracolo – a farli parlare. Prendiamo coraggio anche noi, i diversamente giovani.

Verso le quattro la piazza inizia ad animarsi, è programmato un atteso incontro al Centro Culturale del Gesù Nuovo: arrivano i relatori e tutti gli altri partecipanti. Diventa più facile fermare e fare interviste. La famosa telecamera inizia a far cilecca, ci accorgiamo che la batteria è partita, corriamo a ricaricarla al Gesù, ma è un vano tentativo. Dopo sessanta secondi si spegne. Non ci abbattiamo, prendiamo i telefonini, ci facciamo firmare le liberatorie. La gente si ferma, risponde, anzi, superate le cinque, approssimandosi l’orario delle celebrazioni al Gesù, si avvicinano spontaneamente. I pellegrini, giunti da Cardito per S. Giuseppe Moscati, ci chiedono come fare per partecipare agli eventi della visita di Francesco, vogliono i biglietti. Passano anche due gentili signorine della Polizia Urbana, ci chiedono se abbiamo l’autorizzazione per stare in piazza. Le rassicuriamo, i permessi ci sono, in tutta Napoli troveranno cattolici a far festa per l’arrivo del Papa.

Alla domanda Cosa ti aspetti dalla visita di Francesco a Napoli, iniziano a fioccare le risposte. Solo qualcuna sgarbata. Altre severe e un po’ provocatorie nei confronti delle istituzioni politiche e religiose: “Mi aspetto una sola cosa: un richiamo a chi governa questa città, abbandonata e umiliata. Solo Lui può darci una mano a salvarci”, oppure “Che dia una sferzata a questa città e soprattutto all’ambiente clericale”. Altre, invece, sono piene di speranza e di visioni positive “Mi aspetto che sappia cogliere il cuore e la bellezza di questa nostra città, simbolo nel bene e nella fragilità di questo nostro Paese”, oppure “Saremmo contenti di ricevere un messaggio di luce per tutti, non solo per i giovani, soprattutto in questo periodo di crisi”, fino a quelle più entusiastiche “Che Francesco possa portare speranza e miglioramento per Napoli e che risvegli l’ardore del cambiamento in un’ondata tale che abbia effetti positivi non solo a breve termine e non solo per il mondo cattolico ma per tutti i napoletani”.

Ma volete conoscere la risposta più partenopea, più sfottitrice? Ve la diamo così come l’abbiamo raccolta da uno scanzonato napoletano, ormai sul far della sera, poco prima di andar via: “Cosa mi aspetto da Francesco a Napoli? Che venga con me a prendere un caffè sospeso al bar, qui all’angolo di Santa Chiara, dove i clochard napoletani ne trovano tanti altri. Che fate, glielo dite voi che l’aspetto, sabato 21, quando esce dal Gesù?”.

13 marzo 2015

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