CHIESA NELLA BUFERA. UNA SFIDA EPOCALE IN MERITO ALL’ULTIMA VICENDA GIUDIZIARIA di: Domenico Pizzuti (Sj)

Una riflessione che a partire dalla vicenda giudiziaria e mediatica che coinvolge il Card.
Sepe, cerca di evidenziare ciò che è in questione circa la realtà della Chiesa e richiede un
ripensamento di vari aspetti.

L’intervento è stato già pubblicato  su IL DENARO

La diocesi di Napoli nel suo arcivescovo è di nuovo nella bufera giudiziaria  e mediatica per  le indagini della procura di Perugia di corruzione insieme all’ex-ministro per le infrastrutture Lunardi per la vendita e ristrutturrazione di alcuni immobili di Propaganda Fide. A parte la presunzione di innocenza  valida  per ogni indagato  fino a sentenza passata in giudicato, nella presente vicenda che coinvolge il Card.  Sepe occorre chiarire sollecitamente quali sono gli addebiti mossi dalla Procura di Perugia e se ed in che modo eventualmente configurino reati o  illeciti, perché non ci appare chiaro dai resoconti mediatici.  Altrimenti si è esposti alla gogna mediatica, come testimoniano i titoli dei telegiornali e dei giornali che accomunano  con foto  Sepe e Lunardi nell’indagine giudiziaria in corso con buona pace della presunzione di  innocenza. Perciò il Card Sepe con una lettera aperta alla diocesi si è affrettato  a dare la sua versione dei fatti per cui è indagato  come contributo ad  una chiarificazione, al di fuori delle sedi giudiziali.

Più che sul merito di queste vicende che appartengono all’etica pubblica e quelle della pedofilia che si sono abbattute  su chiese dei paesi occidentali e non, è necessario un approfondimento per comprendere ciò che è in questione  in tutte queste vicende e non viene messo in evidenza dalle narrazioni giornalistiche.  E  richiede una revisione di comportamenti devianti ma forse anche un ripensamento di aspetti dottrinali e morali.

In primo luogo, viene in evidenza l’ imponente  istituzionalizzazione della chiesa cattolica romana non solo nei paesi d’occidente con un governo centrale e governi decentrati nelle varie diocesi dove sono impiantate comunità difedeli, che comporta ruoli differenziati in una gerarchia discendente ma anche l’amministrazione di grandi patrimoni come nel caso di Propaganda Fide e delle Opere di religione.  Essa è frutto di alterne vicende secolari, che ha visto la chiesa cattolica romana adattarsi alla società occidentale, anche  se la maggioranza dei fedeli ormai si riscontra in altri continenti. Questa istituzionalizzazione  è una struttura di servizio per il popolo dei fedeli, ma anche un peso ed una responsabilità e non è esente dal rispetto delle leggi dei paesi di appartenenza se non vuole costituire  una “manomorta”.  Occorre riflettere se non siano più appropriate per la missione della chiesa strutture più leggere e trasparenti, con forme di partecipazione e controllo delle comunità dei fedeli.

In secondo luogo, connessa a questa presenza visibile della chiesa o meglio delle chiese nei vari territori è la rivendicazione recente di un’appropriata presenza nello spazio pubblico che rappresenta anche un’esposizione nell’arena pubblica che non può sfuggire all’osservanza di norme e regole delle transazioni civili  ma anche all’osservazione  e discussione da parte della pubblica opinione. Questa rivendicazione di presenza nello spazio pubblico può in un certo senso ritorcersi contro di essa, nel senso  degli effetti non voluti o non intesi dell’azione sociale secondo l’insegnamento sociologico. Non bisogna sottacere un  certa solennità se non glorificazione della chiesa in cerimonie e manifestazioni religiose al di là delle intenzioni (neobarocchismo),  che manifesta  opulenza e splendore che ferisce le persone meno privilegiate di questo mondo.

In terzo luogo, questa  sviluppata istituzionalizzazione e presenza nella arena pubblica la  pone nel fuoco dei media non solo negli aspetti meno commendevoli (si diceva una volta), basti ricordare la copertura mediatica della morte di Giovanni Paolo II e la preparazione del Conclave cha ha  eletto Benedetto XVI che ha introdotte  gli spettatori nelle stanze dei sacri palazzi con la loro arte e magnificenza. Una mediatizzazione a buon prezzo, che riflette la realtà della chiesa nella società che certo non è fatta solo di Palazzi di pregio a Roma e dintorni, di artistiche cattedrali, ma  anche di ospedali, scuole,  opere sociali a vantaggio delle categorie meno privilegiate.Questa attenzione dei media specialmente nel nostro paese può dare l’impressione di una chiesa che cura gli aspetti scenografici che non si accompagnano ad adeguati  contenuti.

Queste brevi notazioni sono il principio di un’ osservazione, comprensione di una realtà sociale così imponente che coinvolge centinaia di milioni di credenti e cittadini, ed  aiuta a scoprire la realtà sociale della chiesa al di là del messaggio o mistero che custodisce,  facendo cadere un velo dagli occhi di tanti onesti cristiani. I dilemmi che ne conseguono non sono pochi: adattamento o rifiuto delle realtà mondane, presenza pubblica o privata, istituzionalizzazione forte o leggera, chiusura o uso accorto dei media,  e non  ultima accento sull’ortodossia o sull’ortoprassi, cioè su comportamenti corretti secondo l’etica  ed i codici civili stabiliti. Occorre un ripensamento  di tanti aspetti non solo istituzionali, di ruoli, modelli di comportamento disinvolti, ma forse anche dottrinali, per non limitarsi ad un’onesta collaborazione con la giustizia nei casi menzionati.  Riforma, aggiornamento, purificazione sono le categorie che vengono storicamente in evidenza e sono da mettere sul piatto per una revisione e/o conversione,  Senza esagerazioni, si tratta di una sfida epocale ad un modo di essere chiesa che non interessa solo i cristiani, Saprà la chiesa istituzione con il popolo di Dio compiere storicamente questo giro di boa per una fedeltà al suo Fondatore ma anche all’ Uomo che dice di  voler servire?

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