“Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno”. A 20 anni dal primo documento, p. Pizzuti dà il suo contributo alla riflessione

UN DOCUMENTO ECCLESIALE PER IL MEZZOGIORNO

 Domenico Pizzuti

 Non sembra che dai primi commenti al documento dell’Episcopato italiano a vent’anni dal precedente  sia stata colta la vera novità del documento, che è intervenuto in un periodo di aspra polemica politica ed alla vigilia di importanti elezioni regionali. Va subito sgombrato il campo da una non corretta percezione che il documento riguardi solo la società e la chiesa meridionale, se si tiene conto del ricco tessuto culturale  che contiene  un rinnovato appello alla solidarietà dell’intero paese non solo per la risoluzione dell’annoso problema meridionale.

A nostro avviso, rispetto anche al precedente documento dell’Episcopato italiano la novità – comunque la si giudichi – si ravvisa nel linguaggio che denota un diverso approccio, in linea con tendenze del pontificato ratzingeriano di difesa dei confini e dell’identità cattolica, del patrimonio veritativo dell’insegnamento della chiesa, ma di elevato valore culturale che può soddisfare gli spiriti. Infatti il documento non si misura  con dettagliate analisi economiche e politiche e  neanche propriamente etico-sociali, anche se non mancano pregevoli elementi di presa di coscienza del quadro dei mutamenti della società meridionale nell’epoca della globalizzazione. Esplicitamente i vescovi italiani precisano il loro intento:<<Vogliamo piuttosto lasciarci guidare dalla fiducia nella bontà di un giudizio  ragionevole sulla situazione sociale e culturale del nostro paese, illuminati dalla luce della fede coltivata nell’alveo della comunione ecclesiale, per dare un contributo alla comune fatica del pensare, facendo affidamento non tanto in una nostra autonoma capacità, ma soprattutto in quella grazia  che accompagna chi confida nel Signore>> (n. 2).

E’ una  complessa  dichiarazione di intenti  che accomuna fides et ratio, fatica del pensare e grazia dall’alto, fede vissuta nella comunione ecclesiale, che potrebbe lasciare stupiti parlando dei problemi del Mezzogiorno. E’ documento a tutto tondo “episcopale”, cioè di un corpo religioso depositario di un sapere religioso,  nella presente temperie della chiesa cattolica romana, che propone  il capitale specifico  elaborato dai gestori del campo religioso sui problemi del Mezzogiorno nel paese. Se non  andiamo errati,  si avverte una certa distanza dagli altri saperi, per utilizzare il proprio, ed in particolare una distanza dalla politica se non dalla società,  la cui dipendenza dalla politica era stata denunciata dal precedente documento. Analisi sociali  avevano invece  caratterizzato il Convegno delle chiese del Sud  celebrato a Napoli il  12-13 febbraio 2009, brevemente richiamato nella nota 7 del documento in una prospettiva di continuità di un cammino di riflessione e condivisione promosso dai vescovi delle diocesi meridionali.

 

Lo storico Prof. Giuseppe Galasso con acribia in un suo intervento riporta che il precedente documento dell’episcopato italiano sul Mezzogiorno conteneva solo 5 citazioni bibliche, mentre il presente è intessuto di riferimenti biblici (Corriere del Mezzogiorno,  28 febbraio 2010, p. 17). A conferma di questa impostazione, riscontriamo nelle note solo citazioni di documenti ed interventi pontifici o delle conferenze episcopali della Calabria e della Sicilia. L’appello finale al coraggio della speranza (cristiana) è  rivolto a soggetti ecclesiali, alle famiglie ed ai giovani ed a chiusura a <<donne ed uomini di buona volontà, cercatori di giustizia e di pace, anche se sconosciuti a al mondo, siete conosciutissimi a Dio (cfr 2Cor 6,9) e affrettate con la vostra fatica la venuta del Signore (Cfr 1 Pt 3,12) >> (n.20).

Questo linguaggio “religioso” per chi è in sintonia, fa pensare che il documento sia rivolto prevalentemente all’interno della chiesa italiana, ma non  va con disinvoltura archiviato  quasi atto dovuto dell’episcopato italiano che lascia le cose come stanno. Opportunamente si rilevano  nel documento  <<inerzie e stanchezze prodotte da una pastorale ripetitiva>>  e si sollecita <<un’azione pastorale che miri a cancellare la divaricazione tra pratica religiosa e vita civile e spinga a una conoscenza più approfondita dell’insegnamento sociale della chiesa, che aiuti a coniugare l’annuncio del Vangelo con la testimonianza delle opere di giustizia e solidarietà>> (n. 15).

Una virata non solo di linguaggio, rispetto a precedenti bozze del documento, per fare ricorso al  proprio “sapere religioso” o capitale specifico, o più specificamente da parte di un corpo religioso dirigente per mantenersi nei propri confini? Ma sono estranee le comunità religiose del Mezzogiorno alle vicende ed a modelli culturali contigui dell’ illegalità e mafiosità delle regioni meridionali? La riflessione è appena iniziata e deve attraversare le chiese del sud e del nord, ma investire anche le realtà civili,  per formare  cittadini-fedeli. Senza esaltazioni di questo documento ecclesiale, che esprime in ogni  caso  la fatica condivisa del pensare da parte del corpo episcopale italiano, si può pensare ad un Direttorio di insegnamenti e buone pratiche che – tra letture bibliche e canti  di Alleluia – aiuti  a formare  ragionevoli giudizi sulle realtà societarie circostanti ed a confrontarsi con altri saperi e progetti per un cambiamento. E soprattutto con i bisogni e le sofferenze delle popolazioni del Mezzogiorno da condividere per una crescita collettiva.

 Napoli, 3 marzo 2010

 

 

 

 

 

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