La morte di Giuseppe Gozzini, primo obiettore cattolico, profeta della “nonviolenza di parte”

35613. ROMA-ADISTA. Giuseppe Gozzini è morto a Milano il 13 maggio a 73 anni, dopo due anni di sofferta malattia. La sua scomparsa ha avuto purtroppo poca risonanza, anche nell’area pacifista e della sinistra alternativa, di cui Beppe è stato un protagonista per tutta la vita. Ai funerali, sabato 15 maggio, nella parrocchia di S. Simpliciano, Giuseppe è stato però accompagnato dalla presenza e dall’amicizia dei tanti amici, cattolici, anarchici, non credenti incontrati nel corso della sua lunga militanza politico-ecclesiale.

A celebrare, l’anziano salesiano don Germano Proverbio, amico fraterno di iniziative di rottura. Dall’altare, don Germano ha ricordato le caratteristiche di una personalità, quella di Gozzini, tanto schiva quanto profetica. Pensare a Beppe – ha detto – è avere in mente un modo di essere uomo e cittadino, una specie di modello dell’antiretorica nel modo di pensare e di vivere, in famiglia, nei rapporti con gli amici (e coi meno amici), nel concentrarsi in un impegno culturale e sociale durato una vita, sempre ai margini o esterno ai tanti luoghi comuni di ogni cultura di massa, a partire da quella che si dice per il cambiamento; i semi che Beppe ha personalmente e in modo originale e da solo diffuso per tutta la vita, spesso non adeguatamente riconosciuti e valorizzati, hanno poi contribuito – ha detto il salesiano – nonostante tutto, alla crescita del Paese e al raggiungimento di conquiste di grande civiltà, come l’obiezione di coscienza al potere nella sua dimensione più direttamente ed esplicitamente violenta, quello delle strutture militari.

Di famiglia operaia, Gozzini era nato nel 1936 a Cinisello Balsamo, vicino Milano, dove iniziò la sua attività di organizzatore di iniziative di base. La conoscenza con p. Camillo De Piàz della Corsia dei Servi di p. David Maria Turoldo, il rapporto con Jean Goss del Mir, la lettura di don Primo Mazzolari sono gli incontri che faranno di Gozzini un militante della nonviolenza e del pacifismo. Dopo aver aiutato disertori francesi della guerra d’Algeria, nel novembre del 1962, richiamato alle armi, si rifiutò di indossare la divisa militare; fu il primo cattolico italiano. Il processo e la condanna a sei mesi di carcere senza condizionale ebbero enorme risonanza. Testimone al processo fu, tra gli altri, Aldo Capitini. P. Ernesto Balducci prese le sue difese e fu, a sua volta, condannato. Successivamente, fu don Lorenzo Milani, anche in seguito alla vicenda di Gozzini (con cui tenne un contatto epistolare), con la sua “Lettera ai cappellani militari” a subire un processo e a dare una risonanza ancora più vasta alla questione dell’obiezione di coscienza. Si estese così un movimento antimilitarista che ebbe, alla fine, un positivo esito parlamentare con l’approvazione della legge 772 nel 1972 sull’obiezione di coscienza al servizio militare.

Intanto, per Gozzini uscito dal carcere nel 1963, si aprì una seconda stagione di vita; già prima dell’obiezione aveva letto non solo Tommaso o Agostino, ma anche Il Capitale di Karl Marx e gli scritti di Rosa Luxemburg, avvicinandosi al gruppo dei Quaderni rossi che proponevano una critica del Pci da sinistra. Gozzini si presenta come un cattolico di formazione marxista, come lo erano stati nel primo dopoguerra Felice Balbo e Franco Rodano.

Fino alle soglie del ’68, pur continuando a far parte del gruppo formatosi intorno ai Quaderni rossi, Gozzini mantiene i contatti con altri gruppi di impronta antimilitarista e conosce così, fra gli altri, Giuseppe Pinelli. La mattina dopo che Pinelli “è stato morto” nella Questura di Milano, sarà il primo a sostenere l’impegno nonviolento di questo sconosciuto ferroviere, con una lettera aperta pubblicata da decine di giornali e riviste.

In questi anni e in quelli che seguono, iniziò a domandarsi che senso avesse impegnarsi in gruppi che si occupano del problema della pace, quasi fosse una “specializzazione”, isolata dalle altre battaglie che si combattevano sul fronte culturale, politico, religioso. Anche lottare contro l’ingiustizia sociale, partendo da un’analisi di è un modo per contribuire alla pace. Il superamento evangelico della contrapposizione fra amico e nemico non esclude la scelta “da che parte stare”, con chi impegnarsi per abbattere il “disordine costituito”. Anche Gesù stava dalla parte dei poveri, dei pubblicani, delle samaritane.

Su questa convinzione di fondo (l’importanza della “nonviolenza di parte”), partecipa al ’68, impegnandosi soprattutto nella controinformazione di base, scrivendo e promuovendo iniziative editoriali per i movimenti, documentando, ad esempio, l’opposizione alla guerra nel Vietnam degli obiettori di coscienza negli Usa e di migliaia di soldati americani ammutinati e disertori.

Dopo la prima Guerra del Golfo (1991), riprende i contatti in Italia con l’area pacifista ed è tra i fondatori della rivista Guerre & pace. L’ultimo suo impegno di un’abbondante produzione pubblicistica (dal punto di vista professionale Gozzini era copywriter e lavorava per agenzie di comunicazione) fu la redazione di una biografia di p. Camillo, pubblicata per le edizioni Scheiwiller quattro anni fa, con il titolo Sulla frontiera. Camillo De Piàz: dalla Resistenza al Concilio. (vittorio bellavite)

Fonte: Adista

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