La meditazione di Giovanna Amirante sul Luca 8

Meditazione su Luca capitolo 8

Ascolto della parola : fece frutto centuplo  versetti   4 – 8; A voi è stato dato ……  versetti  9 – 10; Il seme è la parola di Dio  versetti  11 – 15; Guardate dunque come ascoltate  versetti   16 – 18; Gesù domina la tempesta sul lago: chi è costui? 22 – 25.

Giovanna Amirante

12 febbraio 2011

Iniziamo con un breve momento di raccoglimento, alziamo gli occhi al crocifisso che è dietro di me e di fronte a voi; stiamo un momento in silenzio. Ognuno nel contemplare il Crocifisso sa che è per lui che sta qui e che Gesù lo ama ed ama ognuno di noi, uno per uno. Ci ha chiamati insieme qui perché insieme potessimo meditare la Sua parola, parlare di lui, parlare con Lui.

Senza staccare gli occhi dal crocifisso cerchiamo di sentire intensamente la presenza del fratello che sta accanto, e che Gesù affida a ciascuno di noi, ogni giorno perché possiamo amarlo come ci ama Gesù.

Ora insieme invochiamo lo Spirito Santo perché ci aiuti a meditare la sua parola e a comunicare ai fratelli che cosa ha detto la SUA Parola a ciascuno di noi nei giorni di meditazione preparatoria  e cosa ci sta dicendo qui ed ora.

Vieni Santo Spirito,

riempi i cuori dei tuoi

fedeli e accendi in essi

il fuoco del tuo amore

Prima di entrare nel vivo di questa mia esperienza di meditazione e preghiera voglio  raccontarvi, anche se molti di voi conoscono come vivo la mia fede ed il mio rapporto con la persona Gesù, vero uomo e vero Dio; ciò perché  penso che, per ognuno di noi esiste, come dice il titolo di un testo del Cardinal Martini “qualcosa di così personale” nella preghiera, che difficilmente può essere compresa se non con una testimonianza diretta.

Sussistono in me due anime, quella razionale e quella emozionale, legata ai moti del cuore; queste due anime talvolta configgono, la mia razionalità che ho sentito crescere con gli anni,  e che a volte mi fa paura, perché con la sua prepotenza mi rende all’improvviso,  quasi inconsapevolmente  scettica, incredula, arida e lontana. Anche se sono fermamente convinta  che le basi della mia fede fondano sugli elementi di razionalità che ci ripetiamo frequentemente con P. Rolando, sento spesso la fatica di fare con la mente, con la volontà e con l’amore  per la persona Gesù, l’indispensabile salto nell’immensità del mistero Divino. Sento ancora di più questa fatica, quasi una sofferenza fisica e psichica, da quando nell’aumentare la mia consapevolezza del disastroso contesto socio – politico ed economico dell’attuale situazione planetaria, mi sembra impossibile che Dio non intervenga a sanare o quanto meno ad alleviare le sofferenze dell’uomo.

Tento allora di non continuare a razionalizzare troppo e cerco di arrendermi all’amore che Gesù riversa su di me chiedendomi in cambio soltanto un minuscolo ma convinto si. Sono consapevole oggi più che mai, che nonostante il mio amore smisurato per la natura, per la terra, e per tutte i doni che il Signore mi ha fatto e continua ad elargirmi, senza il Cristo di Dio, la mia vita non avrebbe alcun senso e che senza di LUI non potrei più trovare le ragioni per viverla.

Non sono perciò capace e neanche provo a fare teologia e non mi lancio in sapienti e profonde interpretazioni della Parola, ma confronto sempre la Parola medesima con la mia semplice, per non dire forse semplicistica vita spirituale, consapevole dell’inadeguatezza di qualunque cosa possa dire:  soltanto  cerco di mantenere  un’attenzione profonda all’ascolto della parola e tento di capire che cosa Gesù,  mi sta dicendo, e chiedendo attraverso la scrittura.

Ho inserito la preparazione di quest’incontro nella mia meditazione quotidiana cominciando da lunedì scorso. La mia preghiera, prevalentemente mattutina anche se con alcune defaiance, si basa sulla lettura e meditazione della liturgia quotidiana, sulla lettura e meditazione di un testo, dall’Avvento sto approfondendo Descalzo; a volte mi fermo anche sullo schema dell’Omelia della domenica precedente di P. Rolando.  Ho iniziato a prepararmi con la lettura ripetuta del capitolo assegnatomi, leggendo più volte il testo, fermandomi più volte su una frase o una parola cominciando però non dal quarto ma dal primo versetto del capitolo. Ho trovato questi venticinque versetti molto densi e, anche per come sono fatta, ho approfondito soltanto pochi aspetti del testo che però ho “masticato” durante tutta la settimana servendomi di alcuni commentari.(Tu Mark Link, edizioni CVX, De Scalzo, S. Agostino, Luca – Versione e Note di C. Ghidelli – ed. San Paolo).

Da sempre, ma ancora di più, da quando sono stata in Palestina, quando leggo questo brano di Luca mi commuovo e mi identifico nelle donne menzionate nel 2° versetto del capitolo 8, donne che “erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità” ed in particolare in quella Giovanna moglie di Cusa, amministratore di Erode. Donne  di cui Luca nel V. 3 dice  che “esse servivano con i loro beni” Gesù ed i dodici. Gesù nell’iniziare la sua missione non si era preoccupato di procurarsi mezzi di sussistenza, ma accettava volentieri l’aiuto di queste donne che gli erano grate e che gli sarebbero state fedeli fin oltre la morte. Attraverso questo suo atteggiamento forse ha cercato anche di far comprendere ai suoi contemporanei che considerava le donne pari agli uomini e capaci di accogliere la sua parola e metterla in pratica. Non si vergognava di trascorrere il suo tempo con loro ed  non si vergognava di accettare le loro attenzioni tipicamente femminili. Vorrei ancora oggi camminare per le strade polverose della Palestina, sui lastroni di pietra della strada che, in quel che resta della città di Cafarnao, porta alla casa della suocera di Pietro, dove un’altra donna, guarita da Gesù, si mise subito a servirlo. Vorrei fare lo stesso anch’io, senza riserve e senza  i tristi calcoli che mi ritrovo a fare quando Lui chiede la mia disponibilità.

Sento in maniera molto forte e quasi vivo in prima persona  la parabola del Seminatore: il vero protagonista della parabola del seminatore nei vv. 4 – 15, che comprendono anche la spiegazione che Gesù dà della parabola ai suoi discepoli, è la parola di Dio e qui Luca esprime non solo l’ascolto della parola ma anche il vario e molteplice servizio prestato alla parola di Dio in vari tempi e in vari modi, in una dimensione molto concreta.

Questo mio sentire si è rafforzato da quando  ho cominciato a coltivare la terra; trovo veramente in questo piccolo pezzetto di terra tutte le difficoltà del seminatore della parabola; il seme soprattutto quando è molto piccolo cade dalle mie mani inesperte e qualche volta viene calpestato da me o da Bepi, mentre camminiamo affianco ai piccoli solchi che abbiamo appena appena tracciato. Spesso gli uccelli lo mangiano, me ne accorgo quando di mattina presto vengo svegliata dall’assordante cinguettio degli uccelli che affacciandomi vedo beccare in terra. Anche sul mio campo i sassi che affiorano in superficie inaridiscono la terra e le spine di alcune piante selvatiche  soffocano le piantine appena nate. Ma c’è anche una porzione di seme che ,vivaddio, trova la terra buona e  rinasce a nuova vita. Mi commuove fino alle lacrime vedere  che le piantine da una settimana all’altra, quando arrivando dalla città corro presto presto nel campo, crescono forti, vigorose, proiettate verso l’alto.

La parabola del seminatore è una delle parabole  enunciata dai tre sinottici. Marco e Matteo la raccontano in una dimensione escatologica, Luca invece si rifà alla situazione terrena, pensa alla vita cristiana di tutti i giorni, ed è la maniera più vicina al mio ascolto, al mio desiderio di vivere della parola di Dio. Gesù – uomo Dio, il seminatore, con tutta la forza del suo amore desidererebbe che la terra accogliesse il seme, ovvero la sua parola e la vivesse appieno. La terra, siamo noi uomini, di tutti i tempi, diversi gli uni dagli altri, ma anche diversi da noi stessi nelle varie fasi e momenti, felici o dolorosi della nostra vita personale. Noi uomini che non rispondiamo sempre con la  stessa prontezza, con lo stesso amore alla chiamata di Gesù che arriva prima di tutto attraverso la sua parola, a volte siamo distratti, ascoltiamo in maniera così superficiale che è come se la parola passasse attraverso di noi senza lasciare traccia. A volte qualcosa ci colpisce ci dà da pensare e tentiamo di capire meglio, ma non siamo capaci di mantenere quell’atmosfera di raccoglimento di silenzio che ci può fare arrivare alla comprensione  ed al significato profondo del messaggio di Gesù. Molto spesso il seme della sua chiamata cade tra i rovi che sono i grovigli, le complicazioni dentro e fuori di noi, gli accadimenti della nostra vita felici o dolorosi, che ci impediscono di andare più in là del nostro naso, e ci fanno perdere la meravigliosa occasione che è l’esperienza di DIO, il rapporto con Gesù.

E voglio terminare con questa frase di S. Agostino quando predicava ai fedeli della sua epoca:

“Cambiate condotta mentre potete, rivoltate le parti dure con il vomere, cacciate fuori dal campo le pietre, strappate le spine. Non abbiate il cuore duro al punto da annullare immediatamente la parola di Dio. Non abbiate uno strato di terra talmente leggero da impedire alla carità di penetrarvi profondamente. Non permettete alle preoccupazioni e ai desideri mondani di soffocare il buon seme, rendendo inutile il nostro lavoro per voi. Al contrario siate il buon terreno. E qualcuno produrrà il cento un altro il sessanta e un terzo il trenta per uno, con frutti più o meno grandi per ciascuno. E tutti insieme formeranno il granaio.”

E Descalzo aggiunge:

“ E il granaio di Dio sarà grande e tutti quelli che fruttificheranno vi troveranno posto. Perché il regno di Dio è un regno di vivi, un regno di fecondi, di anime impegnate.”

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