Il nostro Paese, unito, compie 150 anni. Ricordando don Tonino Bello, alcune parole d’augurio, guardando al Mondo.

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alt  BUON COMPLEANNO, ITALIA!

La ricorrenza dei 150 anni dell’unità del nostro Paese cade in un momento in cui l’Umanità è colpita in modo particolare e doloroso da guerre, violenza, catastrofi naturali e ambientali. Il cammino dell’Italia è ricco di Storia e di Cultura. Il tempo che viviamo, nel riconoscerne la ricchezza e le difficoltà del cammino, deve interrogarsi sulla decandenza di tanti valori su cui i nostri Padri hanno fondato la repubblica democratica. Le parole di augurio a don Tonino Bello, testimone del nostro tempo di pace e di non violenza, possono essere utilizzate anche per augurio all’Italia, perchè sia, nel Mondo, coerente attuatrice della nostra Carta costituzionale. Sono le parole di un parroco, che vive tra la gente e per la gente, al servizio del Vangelo.


Buon compleanno, don Tonino!    alt

16 marzo 2011 – Renato Sacco

“Carissimo don Tonino, ti scrivo per il tuo compleanno: oggi ne compi 58. Auguri!”. Iniziava così il mio biglietto di auguri pubblicato dal quotidiano Avvenire il 18 marzo 1993.
Eravamo da poco tornati dalla marcia dei 500 a Sarajevo, dicembre 1992 e tu eri molto malato. Già allora qualcuno si era stupito che un prete del nord facesse gli auguri a un vescovo del sud. Figurati ora!
Anche se il giorno prima del tuo, c’è il compleanno dell’Italia (150), sai che qui da noi, al nord, molti vorrebbero addirittura la secessione.
Che tempi amari e faticosi, caro don Tonino!
Ai tuoi tempi c’erano i caccia F16 a Gioia Del Colle, e tu sei riuscito a mobilitare anche i vescovi della Puglia contro quel progetto di morte. Ora le cose sono peggiorate e ci sono gli F35 a Cameri.
Le guerre invece di diminuire aumentano: tu sei stato in Bosnia, dove comunque anche oggi non è che le cose vadano molto bene. E poi l’Iraq (mons. Bettazzi, che continua ad essere un punto di riferimento, saggio e forte, dice che sei una vittima della guerra del Golfo, tanto hai sofferto e te la sei presa… e tanto altri se la sono presa con te, facendoti soffrire non poco). Il tumore ti avrebbe portato alla morte il 20 aprile 1993. Oggi la situazione dell’Iraq è sotto gli occhi di tutti. E poi l’Afghanistan. E tutti i Paesi del Mediterraneo, del tuo mare. Un mare di grandi speranze ma anche di tanti disperati. Con grandi responsabilità anche dell’Italia nella vendita di armi. E i tanti barconi di migranti che fuggono verso le nostre coste, con tutta la tragedia dei respingimenti. Niente di nuovo, anzi la situazione è peggiorata. Se il ministro dell’Interno nel 1991, un po’ arrabbiato nei tuoi confronti esclamava ‘a fame peste et Bello libera nos domine’, chissà cosa direbbe oggi se tu fossi ancora qui con noi a richiamarci orizzonti nuovi di pace e di convivialità delle differenze. E quanti altri Paesi vivono grandi tragedie, dalla Somalia, alla Costa d’Avorio, al Sudan.
E, infine, la grande tragedia del Giappone, un numero altissimo di morti, di dispersi, con l’incubo nucleare che torna minaccioso su tutta la famiglia umana!
A proposito di famiglia, per restare in Italia, il fondo per la famiglia è stato tagliato, dal governo, del 90%: come si può sognare un mondo nuovo, con quest’attenzione alle persone, alle famiglie, in particolare ai più deboli?
Si, ci manchi don Tonino. E tanto!
Noi cerchiamo di fare quello che riusciamo, di non demordere, lo facciamo con Pax Christi, il movimento che tu hai guidato e animato con passione. Con Mosaico di pace, la rivista che tu hai fondato circa 20 anni fa. E con tanti altri compagni di strada.
Tienici una mano sulla testa, accompagnaci…
E lascia che concluda ricordando le tue parole, a Sarajevo il 12 dicembre 1992: “Allora io vorrei che tutti quanti – tornando nelle nostre comunità, potessimo stimolare le nostre comunità, noi credenti soprattutto, stimolare i nostri Vescovi ad essere più audaci, a puntare di più sulla Parola del Vangelo. Perchè, vedete, questa esperienza è stata una specie di ONU rovesciata: non l’ONU dei potenti è arrivata qui a Sarajevo ma l’ONU della base, dei poveri. … Allora io penso che queste forme di utopia, di sogno dobbiamo promuoverle, altrimenti le nostre comunità che cosa sono? sono soltanto le notaie dello status quo e non le sentinelle profetiche che annunciano cieli nuovi, terra nuova, aria nuova, mondi nuovi, tempi nuovi…”.

Auguri don Tonino!

d. Renato Sacco, parroco in Diocesi di Novara

Fonte PaxChristi

 

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