Il testo integrale dell’omelia di Pasqua di p. Rolando Palazzeschi SJ

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alt foto Pasquale Salvio

PASQUA DI RESURREZIONE

Anno  A        24  aprile  2011

At  10, 34a.  37-43          Col  3, 1-4          Gv  20, 1-9

 

Qualcuno ha detto e scritto che oggi è il compleanno del mondo. E’ la festa che celebra la nascita di un mondo nuovo.

“Questo è il giorno che ha fatto il Signore”, canta con esultanza la liturgia,…forse perché gli altri giorni, quelli del tradimento, dell’abbandono, della fuga, del peccato…li abbiamo fatti noi.

Oggi dunque è il giorno che ha creato il Signore, il Suo Giorno, e ce lo ha regalato, infondendoci con esso, con ciò che significa e rappresenta, queste 4 disposizioni coraggiose, che formeranno il tema della nostra riflessione:

1a:  il coraggio della fede;

2a:  il coraggio di essere figli della resurrezione;

3a:  il coraggio delle speranze terrene;

4a:  il coraggio della speranza dopo la morte.

 

 

Prima disposizione: La Resurrezione di Gesù ci regala il coraggio della fede.

Guardate Pietro, colui che ha rinnegato Gesù per paura di una donna di servizio.

Ora va in piazza e fa pubblicamente un’apologia di reato, proclamando che quel Gesù, crocifisso dalle autorità, è il Signore dell’universo.

Gli costerà l’arresto!  Non importa! Anche in tribunale proclamerà la sua fede davanti agli assassini di Gesù.

Gli costerà la galera!  Non importa!  Parlerà di Cristo anche in prigione.   Finché  crocifiggeranno anche Lui.

Non importa morire, quando si muore per Gesù.

Guardate gli apostoli, che nell’orto del Getzemani fuggono terrorizzati!  Ora invece gridano per le strade del mondo la loro fede nella Resurrezioe, la difendono nei tribumali, la annunciano davanti alla morte.

Saranno tutti trucidati per Cristo.

Siamo figli di questi testimoni.  Siamo gli eredi di milioni di uomini e di donne che in questi 2000 anni hanno creduto, amato, vissuto e sono morti nella fede del Cristo risorto

A noi, esserne degni.

 

Seconda disposizione: La Resurrezione di Gesù ci regala il coraggio di essere uomini delle resurrezioni.

Come ha fatto Lui, Gesù, durante la Sua vita terrena: portò gioia, amore, fraternità, salute, vino in tavola…!

Quando dava la vista al cieco nato, era resurrezione;  quando moltiplicava il pane, era resurrezione; quando consolava i miserabili, era resurrezione…

Egli ci chiede di fare lo stesso, di essere moltiplicatori di resurrezioni.

Non ci dobbiamo contentare di celebrare qui, in chiesa, la Resurrezione;  dobbiamo operare resurrezioni intorno a noi, nella nostra famiglia, nel lavoro, nella società, con generosità e gratuitamente.

Dobbiamo accorgerci che ci sono tombe intorno a noi, dove la gene piange, soffre, è sola, è disperata e lì, portare aiuto, speranza, fiducia, amore, resurrezioni.

Nessun giorno di un cristiano dovrebbe passare senza resurrezioni.  Talvolta basta un sorriso per illuminare un tugurio, una casa, un emigrante…

Noi non abbiamo la fotografia della Resurrezione di Cristo. Non c’era un fotografo al sepolcro di Gesù, pronto a scattare una istantanea, al momento del ribaltamento della pietra tombale.

Siamo noi la fotografia del Cristo.

Se la nostra vita di fede in Lui, consisterà in una esistenza aperta, generosa, impegnata ad operare resurrezioni di ogni tipo, gratuitamente, generosamente, in nome di Gesù, sarà la dimostrazione più fotografica che Cristo è anora vivo!

E se è vivo dopo 2000 anni, vuol dire che è risorto.

 

Terza disposizione: La resurrezione del Cristo ci regala il coraggio delle speranze terrene.

Come è possibile che ci siano ancora cristiani che siano convinti che cambiare questo mondo sia impossibile, quando dicono di credere alla Resurrezione?

Esiste qualcosa di più impossibile che uno resusciti da morto?

Eppure è avvenuto!

L’impossibilissimo è diventato reale.

Perché non possono diventare reali le altre impossibilità, proclamate tali dai potenti, dai ricchi, da chi sta bene in questo mondo?

Perché non è possibile un mondo diverso, un mondo:

–  in cui le beatitudini diventino la regola del vivere umano,

–  in cui le armi diventino oggetti da museo;

–  in cui la fame scompaia da tutti i continenti,

–  in cui i miti possederanno la terra?

Guai se Satana, se la Sua società, ci convince a misurare le nostre speranze col metro del suo millantato buon senso, col criterio del “si è fatto sempre così”.

Avrebbe la vittoria in pugno.

 

Quarta disposizione: La Resurrezione del Signore ci regala il coraggio della speranza dopo la morte.

“Io sono la Resurrezione e la Vita.  Chi crede in Me, anche se morto,vivrà.  Chi vive e crede in me, non morirà in eterno.”

Lo aveva detto più volte da vivo.  Lo ha ralizzato in Se stesso nel giorno di Pasqua. Lo realizzerà in ciascuno di noi.

Sono parole incredibili…che danno le vertigini…se uno ci riflette…Ma, notatelo, hanno molti riscontri in alcune riflessioni che vengono spontanee.

Come possiamo pensare ad un Dio che viva eternamente beato, sulla distruzione di tutte le sue creature?  Si tratterebbe di un Dio o piuttosto di un mostro?

Gesù lo ha detto chiaramente a chi dubitava della resurrezione:  Dio non è il Dio dei mortti, non è il Dio dei cadaveri, non è il Dio di uno sterminato cimitero, ma è il Dio dei viventi.

E guardando la storia, non vediamo chiaramente che i conti non tornano? Sono stati sempre i prepotenti ad averla vinta!  Sono stati sempre i malfattori, gli avidi di potere e di denaro, a riempire di tragedie, di massacri, di ingiustizie la terra!

E’ mai possibile che non si faccia finalmente giustizia?

E’ mai possibile che rimangano senza riparazione, senza risposta, gli indicibili strazi di innocenti, che muoiono di fame, di stenti, di tormenti?

E’ mai possibile che le mascalzonate dei dittatori, le carneficine degli imperatori, dei re, dei presidenti, le stragi dei campi di concentramento, le prepotenze dei camorristi e dei mafiosi, non trovino il giudizio di Dio?

Noi credenti poi, sappiamo che Dio è Padre, che Dio ci ama tanto !  Tutta la nostra fede è una esaltazione di questa verità: l’amore di Dio.

Ma quale Padre vorrebe che i figli scomparissero nel nulla?

Che senso avrebbe un grande amore come è quello di Dio, che ci amasse soltanto per 10, 40, 100 anni, che nell’orologio dell’universo sono meno di un battito di ciglia?

Chi di noi, amando davvero una creatura, non vorrebbe amarla ed averla sempre vicina?  Non lo ripetono e non lo scrivono sui muri tutti gli innamorati della terra: “Io e te per sempre”?

Noi purtroppo non possiamo realizzare questo sogno, perché il tempo, col suo inesorabile scorrere, scompone, affievola, distrugge anche i più grandi amori…ma Dio lo può,…  perché Lui è onnipotente,…e, notatelo, onnipotente in amore.

Miei cari, siamo gli eredi dello stupore e delle speranze straordinarie di quel primo mattino di Pasqua!

Che la nostra fiduciosa speranza in Gesù risorto, in quel Gesù che ci ha promesso  che risorgerà anche noi, ci sostenga:

–  nel coraggio di vivere la nostra fede davanti a tutti;

–  nel coraggio di scoperchiare i sepolcri della sofferenza intorno a noi;

–  nel coraggio di credere e di lottare per un mondo diverso e migliore;

–  nel coraggio di sperare nella vita eterna dopo la nostra morte.

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