Dopo #Fiumeinpiena: “Stop al biocidio”, una trasmissione televisiva che ha fomentato polemiche

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Ci giunge da Giuseppe Ottaviano un articolo sul modo di fare informazione sul biocidio in Campania. Dopo lo spazio dedicato all’evento del Corteo del 16 novembre, con gli interventi di Alex Zanotelli e di Consiglia Salvio, accogliamo volentieri anche quest’articolo, che è già comparso su agoravox.it, un’affermata testata giornalistica online.

 


 

Rifiuti e informazione: la Campania vittima o carnefice?

di Giuseppe Ottaviano

Secondo il conduttore di La7 molti campani hanno accettato il biocidio

L’ennesima messa in scena va in onda su La7 durante Piazza Pulita. Il conduttore del programma, Formigli, ha mostrato il peggio del giornalismo italiano, fatto di sudditanza, ignoranza e collusione con i poteri: “La politica nel vostro territorio è stata assente o connivente spesso, Pietrangelo Buttafuoco dice anche che molte persone, e questo è difficile da negare, hanno accettato questo stato delle cose o non hanno espresso attraverso il voto una vera ribellione a questo stato delle cose”.

Tra il pubblico della trasmissione, nella puntata di lunedì 18, ci sono i ragazzi che hanno contribuito alla realizzazione di #fiumeinpiena, l’enorme manifestazione contro il biocidio tenutasi a Napoli, sabato 16 novembre, alla quale hanno aderito decine di migliaia di persone, circa centomila per gli organizzatori. Le parole di Formigli sono dirette a Egidio, rappresentante di uno dei comitati che hanno aderito all’iniziativa, colpevole, forse, di aver creduto nella televisione quale mezzo di informazione.

 

La dinamica diffusa nei talk show italiani, che si vantano di offrire approfondimento e denuncia sociale, è chiara: affrontare problematiche, anche gravi, di enorme rilievo socio-mediatico, appurando che vi siano gravi conseguenze per le persone ed esaltando la drammaticità del danno subito dai cittadini. La regola fondamentale sta nel far credere di aver individuato un colpevole. Il segreto è utilizzare particolari termini quali: istituzioni, governo, ministero. Ancora meglio è accompagnare cariche all’aggettivo “conniventi”: amministratori, imprenditori, funzionari di pubblica amministrazione, cittadini. Ogni tanto però qualche nome ci vuole, in questi casi basta utilizzare quelli di persone già condannate o sotto inchiesta per altri motivi, vedi Schiavone, arrestato nel 1992. L’argomento spesso si chiude con il politico di turno che, con aria preoccupata, inizia un lungo sproloquio sul programma che il suo partito propone per risolvere l’emergenza e che puntualmente non si realizza per colpa del partito a lui opposto. . .

 

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24 novembre 2013

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